Nicoḷ Eugenio Barsanti

Nicoḷ Eugenio Barsanti

 

Nicolò Eugenio Barsanti, l'ideatore del primo motore a scoppio funzionante, nasce a Pietrasanta il 12 ottobre 1821 e qui frequenta l'Istituto Scientifco nel convitto dei Padri Scolopi , dove viene ordinato sacerdote con il nome di padre Eugenio.

Nel 1841 Barsanti iniziò la sua attività didattica al Collegio San Michele di Volterra. Qui, illustrando agli allievi un esperimento sull'esplosione di una miscela incendiaria di aria e idrogeno (usando una pistola di Volta di sua costruzione) ebbe l'idea di sfruttare l'espansione rapida del gas per sollevare un pistone. Trasferitosi ad insegnare fisica e idraulica nel 1845 all'Osservatorio Ximeniano di Firenze, di livello universitario, ebbe la possibilità di sviluppare la sua idea e soprattutto di incontrare l'ingegnere Felice Matteucci con cui collaborerà per il resto della vita.

I due riuscirono a depositare l'invenzione, il 5 giugno 1853 presso l'Accademia dei Georgofili di Firenze e, nell'anno successivo, a brevettarla in Inghilterra, Francia, Belgio, Prussia e Piemonte. L'Italia dell'epoca non era ancora unita e non era in grado di offrire sufficienti garanzie per la tutela internazionale. La costruzione del motore ebbe inizio nel 1860 presso le officine di Pietro Benini. Quello stesso anno, durante l'Esposizione Nazionale di Firenze delle Arti e delle Industrie, fu messo in funzione un modello del motore Barsanti-Matteucci, costruito dalle Officine meccaniche del Pignone.

Il vantaggio del motore Barsanti-Matteucci rispetto ad altri inventati nello stesso periodo, tra cui quello del francese Etienne Lenoir, era di sfruttare il moto di ritorno del pistone dovuto al raffreddamento del gas piuttosto che la spinta dello scoppio, difficilmente governabile per l'epoca. Prove dinamiche dimostrarono un rendimento cinque volte più elevato per il nuovo motore rispetto agli altri e per questo ottenne la medaglia d'argento dall'Istituto Lombardo delle scienze.

Nel 1856 i due collaborano allo sviluppo di un motore a due cilindri con potenza di cinque cavalli vapore nel 1856, poi due anni dopo costruiscono (con l'ausilio di un meccanico di Forlì, Giovanni Battista Babacci) il modello a due pistoni contrapposti che fu realizzato a Zurigo dalla ditta Escher-Wyss.

Barsanti era molto convinto della sua idea, che riteneva superiore alla macchina a vapore perché più sicura, meno ingombrante e più pronta nell'avviamento. Non era però sufficientemente leggera per l'uso su veicoli stradali. Gli impieghi previsti erano la produzione di energia meccanica per fabbriche e officine e la propulsione navale.

Dopo diverse ricerche Barsanti e Matteucci decisero di affidare la produzione industriale di un motore da quattro cavalli alla società John Cockeril di Seraing in Belgio, a partire dal prototipo costruito nelle officine Bauer di Milano. Le richieste giunsero da tutta Europa e il successo commerciale sembrava imminente. Matteucci tuttavia da solo non riuscì a fare fronte alla gestione aziendale e alla tutela dei brevetti e tornò ad occuparsi della sua materia, l'idraulica, e la commercializzazione del motore fallì.

Barsanti contrasse il tifo il 30 marzo 1864 e morì il 18 aprile. Nel 1954 le ceneri di Barsanti furono traslate dalla chiesa di S. Giovannino nella Basilica di Santa Croce, dove ora riposano insieme a quelle di altri illustri italiani e fiorentini.

 

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