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Le Vie Ferrate

Pizzo d'Uccello 700 m.
Il Pizzo d'Uccello, la più settentrionale delle cime apuane, presenta da ogni versante dei profili slanciati, tuttavia soprattutto a Nord questa montagna assume un aspetto imponente per la grandiosa parete rocciosa alta 700 m. che si estende in ampiezza per alcuni Km. formando uno spettacolare anfiteatro.
Alle due estremità di questo anfiteatro sono state attrezzate due vie "ferrate" che consentono di superare la bastionata della parete nei punti più accessibili e di percorrere con un itinerario ad anello un giro completo della montagna in tutti i suoi versanti.
   

Il percorso inizia dal paese di Equi Terme ai piedi della parete della montagna. Il paese sorge a 250 m. d'altezza in una zona nota fin dal secolo scorso per le sorgenti sulfuree indicate per la cura di dolori articolari e reumatici.
A questo scopo è sorto nei pressi del paese un piccolo stabilimento termale che sfrutta questa risorsa naturale.
L'abitato di Equi è conosciuto anche per due importanti cavità: la Tecchia di Equi con importanti ritrovamenti paleontologici e la Buca d'Equi di interesse ambientale; entrambe le grotte possono essere visitate con l'accompagnamento di guide.

Dal paese di Equi è possibile proseguire in auto per alcuni Km. addentrandosi nel caratteristico Solco d'Equi. E' questa una profonda gola con pareti a picco, scavata dalla erosione del torrente che proviene dalla parete Nord della montagna.
Con percorso pittoresco si giunge così nei pressi di una sbarra (m. 400 ca.) che impedisce l'accesso alle cave superiori e, lasciata l'auto, si attraversa il greto del torrente e si inizia a salire per i resti di una vecchia via di lizza invasa in gran parte dalla vegetazione.
La lizza si tiene sul fianco destro orografico della vallata in fondo alla quale appare in tutta la sua imponenza la parete e giunge, attraversati alcuni ghiaioni, ad una marmifera nei pressi di edifici di cava.
Questa marmifera proviene dal paese di Ugliancaldo (Minucciano) e può essere utilizzata come via di accesso alternativa da chi non voglia percorrere il solco d'Equi.


Si continua a salire per la marmifera raggiungendo in breve dei depositi di acqua potabile nei pressi dei quali (Casa dei Vecchi Macchinari) si stacca un sentieretto (segnalato con indicazioni) che attraversa diagonalmente verso destra i pendii boscosi sottostanti la parete.
   
 
E' questo l'inizio del percorso attrezzato "D. Zaccagna" (n. 190) che conduce sul crinale della cresta di Nattapiana alla Foce di Lizzari a m. 1250. Dopo il tratto ad andamento orizzontale, il sentiero segue un ripido canalone opportunamente attrezzato con cavo d'acciaio utile per le manovre di assicurazione e infine raggiunge nuovamente in falsopiano il crinale Nord - Ovest della montagna.
Da questo punto si ha una ottima visuale sulla dentellata Cresta Garnerone e sulla cima del M. Sagro; compresa fra questi rilievi la verde e soleggiata valle di Vinca. Dall'insellatura della cresta, un altro sentiero attrezzato, dedicato a "M. Piotti" (n. 191) raggiunge la Foce di Giovo, da cui in breve è accessibile la cima della montagna.

Chi avesse un minimo di capacità alpinistiche può raggiungere direttamente la vetta seguendo la cresta di Nattapiana, altamente panoramica e di difficoltà non superiore al II grado.
Il nostro itinerario segue invece il facile sentiero attrezzato che, scavalcate numerose costole rocciose e valloni sul versante meridionale della montagna, si porta infine sui prati della Foce di Giovo a m. 1500. Il valico separa la valle di Vinca dalla vallata di Orto di Donna verso la quale si ha un'ottima visuale; di fronte il M. Pisanino, a destra, alla testata della Conca il M. Cavallo e il M. Contrario. Dalla Foce di Giovo è possibile in poco tempo e senza difficoltà particolari (passaggi di I grado) raggiungere la vetta del monte a m. 1781.
Oltrepassata una seconda Foce (Giovetto) per tracce di sentiero (segni azzurri) si supera un tratto roccioso più erto con divertente arrampicata per canaletti e gradoni fino all'anticima e quindi in falsopiano fino alla vetta.


A Nord si spalanca l'enorme vuoto della parete su cui sono state tracciate a partire dagli anni '40 numerose vie d'arrampicata che fanno di questa cima la più interessante dal punto di vista alpinistico delle Alpi Apuane.
Discesi per la via di salita fino al Giovetto, si segue un sentieretto che traversa in discesa i versanti orientali della montagna in direzione del brullo crinale della Cresta di Capradossa che si raggiunge alla foce di Siggioli a m. 1390.
   
A questo punto inizia il percorso attrezzato "Tordini - Galligani" che seguendo una ripida costa rocciosa consente con l'aiuto di cavi e di gradini intagliati di riportarsi alla base della parete Nord 400 m. più in basso. Il percorso di questo tratto, benché non difficile, più impegnativo degli altri di "ferrata" sin qui percorsi. Infatti il tracciato è piuttosto esposto e richiede attenzione nelle manovre di assicurazione oltreché assenza di vertigini. Raggiunta la base del costone, per tracce di sentiero ci si riporta nei pressi della Casa dei Vecchi Macchinari dove ci si ricongiunge con l'itinerario seguito salendo e, percorrendolo in discesa, ci si riporta nel solco d'Equi presso la carrozzabile sterrata, punto di partenza dell'itinerario.

Questo itinerario è stato tratto dal libro
"Le montagne irripetibili" di Giorgio Perna e Fabrizio Girolami per gentile concessione degli autori.

 
Procinto 1177 m.
È la struttura rocciosa più caratteristica delle Apuane, ricordata da tutti coloro che nei secoli passati visitarono la zona . Fù allestita dalla sezione fiorentina del CAI e inaugurata nel 1953, rende la cima facilmente accessibile a chiunque non soffra di vertigini.

Inizia con una scala metallica posta in sito nel 1954; un tempo la scala era di legno, mobile e veniva appoggiata previo pagamento di pedaggio a cura delle guide Gherardi, i "custodi" del Procinto. Nel muro quasi verticale sono scavati ampi gradini e infissi pioli di ferro; poi il tracciato si porta a sinistra per Cengia, entra in una stretta gola che in alto solca la parete, attinge infine il caratteristico cono sommitale rivestito di bosco fitto.


Monte Forato o Pania o Pania Forata 1223 m.
Bifida vetta rocciosa (la cima settentrionale è quotata 1209 m.), caratteristica e famosa per un grande arco naturale aperto nella cresta tra le due punte.

Il foro è largo 32 m. e alto 26, lo spessore minimo dell'arco è di 8 m.; il valico al di sotto è detto del Monte forato. I raggi del sole passano attraverso il foro all'aurora e al tramonto.
L'una e l'altra delle due cime gemelle sono raggiungibili in breve e facilmente dal passo suddetto e pure facile è il percorso sulla sommità del grande ponte.La montagna presenta belle praeti calcaree sul versante di Cardoso, dove, alla base di balze rocciose intersecate da bosco, corre il segn. 124 tra la Foce di Petrosciana e Collemezzana. Sul lato della Garfagnana corre il segn. 131 tra la Foce di Petrosciana e la Foce di Valli.

Dalla Foce di Petrosciana 961 m., scendendo una cinquantina di m. sul versante di Cardoso, per la mulattiera proveniente da Stazzema e preso a destra il segn. 124 diretto alla Foce di Mosceta, lo si abbandona subito per un sentieretto che sale obliquamente nel bosco a Casa Bosi, sui 1000 m. e poi prosegue molto pittoresco tagliando il versante occidentale roccioso della cima meridionale, per giungere all'erto valloncello che da questo lato conduce al di sotto dell'arco. 1 ora.

Salendo si trova sulla destra un modesto torrione, detto Punta Clarissa che si sale attaccando dalla forcella N e passando per un terrazzino sul lato SE, con difficolta di IV (M. Pesi e O.Nelli, 1966: B.M:. 1967, 217).

Esiste poi una Via ferrata intitolata all'Ing. Renato Salvadori che dalla Foce di Petrosciana segue quasi esattamente la cresta SE. con piacevole interessante percorso e termina nei pressi della cima meridionale. 40 minuti.

La Via ha uno sviluppo totale di 1250 m. di cui 330 attrezzati con cavo metallico ancorato alla roccia su paletti in ferro (Lo scarpone, 16 Luglio 1978).

Da Cardoso 265 m. Da una piccola centrale elettrica al sommo del paese, per scalinata a lato di una condotta si giunge ad un deposito d'acqua. Si segue il canaletto di afflusso, indi si risale lungamente una valle folta di castagni, fino alla Casa Colombara 767 m. sul segn. 124 tra la Foce di Petrosciana e la Foce di Mosceta. Appena sulla destra un sentieretto sale e si và a ricongiungere con all'itinerario precedente.
Dalla Casa Colombara si può anche seguire verso sinistra il segn. 124 e scavalcata la Penna Rossa giungere nel basso dell'erto valloncello che sale all'arco. Lo si può così risalire tutto (fitto di bosco) andando pure a ricongiungersi all'itinerario precedente.

  Escursioni a piedi sulle Alpi Apuane


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