Garfagnana

Qualcuno l’ha definita “l’isola verde della Toscana” ed in effetti mai nome fu più appropriato.

Questa valle, pur vicina ad importanti centri storici come Lucca o Pisa ed alla sfavillante e mondana Versilia, è rimasta chiusa in se stessa, vivendo una propria storia e costruendosi unaspiccata identità che tutt’oggi conserva. Le Alpi Apuane ad ovest, che la dividono dal mar Tirreno e gli Appennini ad est, racchiudono la Garfagnana come in uno scrigno e neppure le storiche vie che la attraversano, come la romanica Clodia, che congiungeva Lucca al nord-Italia, o la settecentesca Via Vandelli, che da Modena portava a Massa attraversando arditamente le Apuane, hanno contribuito a ridurre questo isolamento.

Il colore dei boschi, dei prati, dei coltivi, ma anche il verde riflesso delle acque dei suoi numerosi laghi. Garfagnana: letteralmente “ Grande Foresta”, così questa valle appariva ai suoi primi visitatori e ancora oggi si rimane stupiti di fronte all’estensione rigogliosa dei suoi boschi. Impiantati dall’uomo, curati e coltivati quelli di castagno fino ai mille metri di quota, selvaggi, intricati, infiniti quelli di faggio che si spingono in alto oltre i 1700 metri e, anno dopo anno, cercano di riconquistare le cime nude delle montagne. In questa immensa massa verde compaiono, quasi all’improvviso, arroccati su una collina, adagiati sugli altipiani che degradano verso il fiume, a strapiombo su vertiginose pareti rocciose, in numerosi, piccoli centri abitatiche caratterizzano la valle. Tra le strette vie carraie, all’interno delle medievali mura difensive, il tempo scorre lento; i ritmi sono quelli di altri tempi, i giochi dei ragazzi stessi da secoli, le “botteghe” hanno un profumo antico. Fanno eccezione, sia per lo sviluppo urbano, sia per i ritmi di vita più frenetici, anche se non paragonabili a quelle delle città, i centri del fondovalle: Gallicano, Castelnuovo e Piazza al Serchio.

Una valle e la sua gente. I Garfagnini sono stati per secoli contadini, pastori, boscaioli, cavatori; oggi sono per la maggior parte operai, artigiani, impiegati, commercianti, ma tutti conservano vive le loro radici ed i valori di un tempo. Anche in cucina questa "tradizionalità ” ancora viva, specchio di gente abituata al lavoro, bisognosa di contributi più che di forme, tipica della alimentazione di montagna. Qui le castagne sono state il cibo principale per intere generazioni assicurando nutrimento anche quando i periodi storici non erano proprio dei più felici. Ecco allora la “polenta di neccio” ( come si chiama qui la farina di castagne) spesso accompagnata con gli “ossi di maiale”, o le “tullore” ( castagne secche bollite nel latte) o il castagnaccio. Le carni sono sostanzialmente quelle del maiale o degli altri animali da cortile, ma anche le trote, famose già al tempo dei Medici, compaiono spesso in tavola. E poi c’è il farro, oggi tornato in auge dopo anni di vita latente, la polenta di granturco, i fagioli, i dolci…….Siamo sicuri che una volta scoperto questo nascosto angolo della Toscana, vi sarà difficile non tornarci spesso.

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